LE BELLE PIETRE DELLE ALPI 

Bicchiere in oficalcite (“Marmo Verde Alpi”)

Nei giorni 1-2-3 marzo 2007 si è tenuto a Bologna il 2° Convegno nazionale di Geologia e Turismo. La Valle d’Aosta ha parlato delle cave di pietra ornamentale, ma le ha trattate come patrimonio culturale e risorsa turistica, innovando così radicalmente in un settore da sempre considerato rozzo e nemico del paesaggio. Si propone semplicemente, per le cave a fine sfruttamento, di sostituire l’obbligo di ripristino ambientale con quello di messa in valore didattico-turistica. In realtà la cultura geologica, e di conseguenza il turismo scientifico, stentano a farsi strada nel contesto italiano, ancora troppo permeato di estetica arcadico-crociana, ahimè veicolata anche dalla scuola. Perciò la proposta, per quanto non implichi dispendio di soldi pubblici, rischia comunque di trovare le amministrazioni su posizioni di incomprensione e diffidenza.

Riportiamo qui di seguito le parti essenziali dell’intervento presentato a Bologna.

LE CAVE DISMESSE DI PIETRA ORNAMENTALE: 

SFREGIO PAESAGGISTICO O VALORE CULTURALE? 

Nella regione valdostana (Alpi Occidentali) sono aperte cave di pietra ornamentale in quattro settori principali.

  1. Nel Complesso delle pietre verdi: a) oficalciti (foto 2): brecce ad elementi di serpentinite e cemento marmoreo, originate sul fondo dell’“oceano perduto” giurassico; 
    Foto 2 - Sul fronte di cava sono visibili le brecce di serpentino in cemento marmoreo (oficalciti).

    b) marmi a silicati (foto 3): antichi fanghi sedimentati sulle piane abissali dello stesso oceano. Testimoniano entrambi dello sprofondamento della placca oceanica Tetide nel corso dell’orogenesi alpina, e della successiva rapida risalita verso la superficie dove si trovano ora. 

    Foto 3 - Superficie a spacco naturale di marmo a letti sottili chiari e scuri, ricco di mica e altri silicati (calcescisti auct.).
  2. Nell’Unità dei Micascisti eclogitici: metagraniti giadeitici (foto 4), pirosseniti, micascisti granatiferi. Si tratta di livelli superiori del basamento continentale africano riequilibrati ad altissima pressione, cioè a grandissima profondità. Testimoniano dello sprofondamento di parti della crosta continentale adriatica nel corso dell’orogenesi alpina, e della successiva rapida risalita in superficie. 
    Foto 4 - Una delle varie forme in cui affiorano le eclogiti a quarzo + giadeite: le lose di Courtil nel letto del torrente Ayasse a Hône.
  3. Nel Corpo epiplutonico di Valsavarenche: metagranodiorite. Si tratta di magma solidificato circa 250 milioni di anni fa, quindi ricristallizzato 35 milioni di anni fa a media pressione e temperatura. Viene interpretato come un corpo roccioso d’affinità europea deformato durante la collisione fra le placche, ultima fase nella costruzione delle Alpi. 
  4. Nella serie torbiditica di Courmayeur: microbrecce calcaree e quarzo-micacee (foto 5). Si tratta di originari sedimenti continentali fini di bacino subalpino, di età cretacico-eocenica, debolmente metamorfici (calcescisti quarzitici). 
    Foto 5 - Una vecchia cava di microbreccia quarzo-micacea in cima alla Tête d’Arpy, fra Morgex e La Thuile.

Un’enorme ricchezza scientifica e culturale è dunque incorporata sia nel materiale estratto, che fornisce strumenti efficaci per accedere ad una maggiore ed ormai indispensabile conoscenza dell’ambiente geologico che ci circonda, sia anche nei siti stessi di estrazione, dove la roccia viene messa a giorno ed attrezzata con particolari tecniche che riflettono fasi storiche e conoscenze specifiche della nostra civiltà. 

Malgrado tale evidenza, la normativa sulle cave, in Italia di competenza regionale, è tuttora diffusamente ancorata al concetto idealista (o vetero-ambientalista) che le cave sono uno sfregio all’estetica del bel paese, per cui, a fine sfruttamento, si prevedono lavori di “ripristino ambientale” consistenti in pratica nel cercare di cancellarne le tracce. 

Col presente lavoro gli autori propongono, per le cave di pietra ornamentale, alcune operazioni di fine coltivazione volte ad esaltare, anziché obliterare, l’evidenza geologica dei siti dismessi, nel rispetto delle norme di fruizione. 

I valori geologici da preservare ed esaltare a fini culturali sono i seguenti: 

  1. Garantire ,soprattutto in caso di rarità della litologia estratta, corretti interventi di manutenzione e restauro delle opere e dei monumenti con il materiale originario (foto 6).  
    Foto 6 - Il rivestimento della Porta Pretoria ad Aosta attende un restauro che lo completi. È in marmo a silicati (“bardiglio”) di Villeneuve, cava dismessa. 

     

  2. Valorizzare la risorsa didattica costituita dal taglio e dalla messa a nudo di parti significative della roccia in posto e, eventualmente, della copertura quaternaria, con possibilità di sezioni ben leggibili ed istruttive(foto 7)
    Foto 7 - 1.       Le vaste superfici di roccia tagliata funzionano come grandi oblò verso l’interno della Terra. 

     

  3. Promuovere la risorsa turistica costituita dalla spettacolarità dei siti, sia dal lato dei lavori e dei tagli eseguiti nella roccia (foto 8)
    Foto 8 - Nei lavori di cava è incorporato un sapere storico ed una competenza tecnica che sono patrimonio di tutta l’umanità. 

    sia dal lato dell’ambiente e del paesaggio (sovente le cave si aprono su versanti esposti e panoramici) (foto 9)

    Foto 9 - Sorprese paesaggistiche nelle zone di antiche cave. 

Di seguito vengono illustrati tre esempi concreti di cava dismessa sui quali è auspicabile una riconversione a fini culturali.  

  1. Cava di lastre “Col San Carlo”(foto 10): documenta un materiale tipico della civiltà montanara che ebbe larga diffusione, nonché un sito spettacolare per la geodinamica alpina.  
    Foto 10 - Il Monte Bianco fa da sfondo alle discariche della storica cava di Arpy  (“Pietra di Morgex”).

     

  2. Cava di marmo “Châtel Argent”(foto 11): documenta la fornitura di materiale di pregio per il rivestimento di importanti monumenti romani della città di Aosta. 
    Foto 11 - Il fronte di cava del “marmo bardiglio”, sospeso sul risalto archeologico di Châtel Argent (Villeneuve), ha un che di solenne e maestoso.

     

  3. Cava di oficalcite “Vencorère”(foto 12): documenta i siti di coltivazione del “Marmo verde” utilizzato fin dall’antichità, e diffusamente dal Rinascimento in poi, per i cromatismi in tale tonalità. 
    Foto 12 - Le cave di oficalcite di Vencorère (Verrayes) si aprono su di un panoramico versante, con il Cervino sullo sfondo.

Con uno sforzo non superiore a quello richiesto per il previsto ripristino ambientale, queste tre cave dismesse di pietra ornamentale, al pari di molti altri siti di coltivazione nella regione alpina, possono essere valorizzati come Osservatori verso l’interno della Terra, vere finestre aperte sulla storia del nostro Pianeta e sulle forze che lo rendono vivo. 

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