Geologia e Geofisica - la Terra è viva a Champorcher

Argomento: Champorcher, Valle d’Aosta. Una faglia attiva fra le montagne.

Itinerari geologici. Escursione verificata a giugno 2006.

Vedere anche l'itinerario più aggiornato (2011).

Tutto il rilievo della nostra regione è basato sulle faglie, queste fratture che solcano tratti più o meno ampi della catena alpina spostando due blocchi di montagna l’uno rispetto all’altro. In particolare le faglie segnano, controllano o innescano il percorso delle valli, di quella principale come di quelle laterali. Le faglie sono connaturate, “inevitabili” in una catena montuosa, in quanto la catena montuosa è appunto la fascia di crosta terrestre deformata dalla sovrapposizione di due placche litosferiche (continenti od oceani) in rotta di collisione fra loro: la deformazione della roccia in profondità produce pieghe e scorrimenti duttili, ma in superficie, dove la roccia è rigida, produce fratture e faglie.

Però in questo periodo storico l’umanità (e i geologi fanno parte dell’umanità) non possiede sempre la sensibilità per riconoscere a colpo d’occhio le faglie nel paesaggio. Così per secoli sono stati ampiamente sottovalutati, per non dire ignorati, sistemi di faglie fondamentali, che sarebbero stati indispensabili per seguire la circolazione delle acque sotterranee e superficiali (antichi ghiacciai compresi), per valutare la stabilità dei versanti, per dare un senso alla rete dei sentieri e dei villaggi, per capire il territorio ed il suo patrimonio culturale.

È perciò di rilevante interesse poter osservare una faglia pienamente in opera, con tutte le caratteristiche strutturali e morfologiche in bella evidenza: così si sarà poi anche in grado di meglio descrivere (o scoprire) una delle altre numerose faglie misconosciute, inattive o mascherate che hanno giocato un ruolo nella costruzione del pregiato paesaggio valdostano.


Il Bec Raty fa da sfondo ai casolari di Chapy

La faglia attiva che proponiamo costituisce la testata della valle di Champorcher, a monte di Dondena, e controlla poi la forma anomala della valle stessa, dotata esclusivamente di valloni confluenti da destra; prosegue inoltre nel vallone del Beaucqueil attraversando la valle della Dora. L’attività della faglia è palese (oserei dire “turistica”) nel tratto orientato SW-NE compreso nel bacino del lago Raty fino poco oltre la cima del Mont Ros.

Accesso: dalla SS 26, bivio ad Hône, SR della Valle di Champorcher; al capoluogo Château bivio a destra per Dondena; da La Cort proseguire 1,7 km per strada sterrata fino ad un bivio a destra; totale 23 km.

Partenza: inizio stradina sterrata per Chapy (cartello giallo “Lac Raty 2300 m”).

Dislivello: 500 m + saliscendi per seguire la faglia.

Tracciato: buon sentiero fino alla conca di Raty, poi praterie più o meno sassose.

Periodo consigliato: giugno-ottobre e comunque quando manca la neve.

Dopo gli ameni ripiani erbosi ed i boschetti attorno al fotogenico alpeggio di Chapy, il sentiero affronta il superamento della bancata Bec Raty-Mont Ros essenzialmente costituita di metabasiti. Sapendo che ai vari alpeggi di fondovalle affiorano grandi lastre di calcescisti marmorei, e trovando alla sommità della bancata fior di gabbri eclogitici e serpentiniti, si può azzardare che la serie sia stata rovesciata durante l’orogenesi alpina: nell’originario fondo oceanico si sarà trovato in basso la roccia del mantello litosferico (serpentiniti), quindi gabbri e basalti, poi al disopra i sedimenti calcarei e fangosi di mare aperto depositatisi fino alla scomparsa dell’oceano stesso.


Panoramica del Bec Raty con gli indizi cinematici della faglia e le rocce carbonatiche giallastre

Usciti sull’orlo del gran piano sovrastante, abbandonare il sentiero tagliando subito sulla sinistra in direzione di una chiassosa macchia di rocce gialle in mezzo alle serpentiniti verdi-violacee, già laminate e scistose. Le rocce gialle, pur in mancanza di analisi strumentali, possono a mio parere essere descritte sommariamente come carbonati, con probabile massiccia presenza di ferro. In ambiente ofiolitico, tali carbonati sono tipicamente associati alla circolazione di fluidi (CO2) nelle faglie profonde.


L’affioramento delle rocce carbonatiche associate alla faglia

Proseguendo in salita in direzione del colletto, si incontrano impressionanti accumuli di scaglie bianche e di serpentiniti polverizzate. Alcune paretine in posto espongono serpentiniti fittamente laminate ed alternate con scagliette e lenticelle bianche, presumibilmente frutto di deformazioni fragili o milonitizzazioni. Gli accumuli sono parzialmente inerbiti e dominano da lontano il lago. Per il piacere di dare una meta sommitale alla gita, in breve tempo si può salire al Bec Raty seguendo la cresta.


I cumuli di rocce triturate dall’attività della faglia attorno al Lac Raty

Ridiscesi al lago, se è venuta l’ora del picnic il luogo è dei più adatti. Come dessert, ci si può cimentare nella ricerca della roccia dalla quale sono caduti i bei blocchi di eclogite a granato, giadeite e glaucofane che costellano il ruscelletto appena a monte del lago.


Panoramica della faglia in sezione presso la sommità del Mont Ros

Ripreso il cammino verso Raty-damon (NE), si lascia anche qui il sentiero per portarsi verso destra, in prossimità dell’intaglio ai piedi (W) del Mont Ros. La salita da qui in mezzo ai prati (con qualche modesta pietraia inerbita) alla cima del Mont Ros si giustifica per la visione impressionante della faglia in sezione, inclinata di 45° verso NW, con i rigetti paralleli separati da qualche metro di polvere triturata che il vento disperde di tanto in tanto in nuvole. Dalla sommità si segue in cresta il tracciato della faglia che tende ad inabissarsi verso destra. Per prati o seguendo a ritroso la cresta si riprende il sentiero del Lac Raty e si medita su questa collana di laghetti (Muffé, Vernoille, Raty, Giasset) che non a caso costellano la faglia. Quindi si ridiscende a Chapy ed alla poderale per Dondena.


La traccia dell’attività di faglia sulla cresta del Mont Ros

Narrasi che la miniera di ferro del Mont Ros fosse un giacimento ricchissimo, ma che nessuna armatura, nessun rinforzo riusciva a sostenere le sue gallerie nelle rocce che si sbriciolavano senza fine...

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