Geologia e Paleogeografia - al Breuil de la Thuile: una traversata oceanica

Argomento: La Thuile, Valle d’Aosta. Alternanze di rocce oceaniche e continentali fra le torbiditi di Courmayeur e i fossili carboniferi del Piccolo San Bernardo.

Escursioni geologiche. Escursione verificata ad agosto 2006

Località : Comune di La Thuile (Aosta)

Accesso : SS 26 del Piccolo San Bernardo (dalla A5 uscita Morgex, poi direzione Tunnel Monte Bianco fino a Pré St-Didier, quindi a sinistra per il valico del Piccolo San Bernardo) oltre La Thuile, un paio di tornanti sotto il colle, stradina sterrata a destra per il Lago Verney.

Parcheggio: a pochi metri dall’imbocco della stradina sterrata.

Periodo consigliato: da fine luglio a settembre (nevicate invernali abbondanti, primaverili persistenti).

Quota partenza: lac Verney 2080 m.

Quota massima: punta Tormotta 2680 m.

Dislivello: 600 m + qualche saliscendi.

Durata: prevedere tutta la giornata, con un totale di 4-5 ore di marcia effettiva (andata e ritorno).

Tracciato: sentieri nei prati, nei pascoli e nei macereti.

Segnavia: pochi (il piacere della scoperta, del vagabondaggio tibetano, dello spazio esclusivo...).

Topografia: L’Escursionista editore, Carta dei sentieri La Thuile 1:25000; Didier & Richard, Mont Blanc Beaufortain 1:50000.

Documentazione: Per gli appassionati, resta insuperato lo storico volume “La zone des brèches de Tarentaise” di P. Antoine (Università di Grenoble 1971). Approfondita descrizione di questo percorso in “Le Alpi dal M. Bianco al Lago Maggiore” (Guide geologiche regionali n°3, BeMa editrice Milano 1992) volume secondo itinerario B1 (vedere anche volume primo itinerario 9).

Cartografia geologica: BRGM Carte géologique de la France 1:50000 feuille 728 Ste Foy Tarentaise.

Foto 1 - Dalla Tormotta, sul bordo del precipizio, panorama verso la valle del Piccolo San Bernardo, con il Ruitor sullo sfondo.

Descrizione del percorso a piedi

Scesi al lago Verney, attraversare l’emissario sul ponticello e prendere un esile sentierino leggermente più a destra di quello principale (che fa il giro del lago). Evitare di scendere all’alpeggio sottostante. Il sentierino si fa più marcato e risale il pendio erboso su valloncelli appena incisi, fino ad uscire sui prati del ripiano superiore. Da qui ci si porta contro la montagna, fino a raggiungere il sentiero segnato che risale un vallone a lato della Pointe Rousse. Al colle (W della Pointe Rousse) in saliscendi tenere il nord nell’ampio valloncello, quindi salire a destra i pascoli fino alla panoramica punta della Tormotta. Ridiscendere al valloncello e continuare la discesa a destra per il pittoresco lago, esplorando i dintorni. Per il ritorno, risalire al colletto della Pointe Rousse e seguire il sentiero dell’andata.

Foto 2 - Dal laghetto superiore di Verney, vista sulla Pointe Rousse.

Interesse geologico

L’itinerario permette di attraversare un minuscolo oceano in miniatura, pian piano raschiato via dalla sua antica piana abissale e dolcemente depositato in mezzo alle nostre montagne. Ora giace, rovesciato,  in mezzo a quel mucchio di nobili detriti che è la fascia delle Brecce di Tarantasia fronteggianti il Monte Bianco. Inutile ripetere che responsabile di questi lentissimi, impercettibili movimenti è la ancora attiva convergenza delle due placche continentali europea ed africana, che stritolano e fanno sprofondare quanto sta in mezzo, nella fattispecie il nostro bacinetto oceanico.

Il nome giusto di questo insieme di rocce oceaniche sarebbe Unità del Breuil; ma siccome a studiarla bene ed a divulgarne i risultati nel mondo scientifico furono i geologi francesi, le diedero l’ostico nome di Roignais-Versoyen dal toponimo di una vallecola al di là della frontiera dove ne affiora un lembo. Identica sorte toccò alle Brecce di Tarantasia (la Tarentaise è una grande valle savoiarda), chiamate pure Unità di Sion dagli svizzeri (Sion è una cittadina del Vallese), che affiorano alla grande in Valle d’Aosta.

Le rocce costituiscono appunto l’interesse più evidente dell’escursione, anche se non l’unico (vedi più sotto la morfologia). Già prima di scendere dalla macchina si saranno notate le bianche quarziti della Touriasse, incongruo rilievo sul placido e detritico versante del colle, nel bel mezzo dei calcari giurassici del Piccolo San Bernardo. E poi, se si sale al colle per un caffè, si può rimestare fra gli scisti neri del Carbonifero alla ricerca di belle impronte fossili di piante (foglie, tronchi, ramoscelli) di 300 milioni di anni fa.

Foto 3 - La scaglia continentale della Pointe Rousse ed i suoi contatti. Sullo sfondo il Monte Bianco.

Sul percorso dell’escursione vera e propria non affiora nulla fino all’imbocco del valloncello che porta al colletto ovest della Pointe Rousse. Qui, alle porte del nostro antico brandello di oceano, troviamo proprio quello che meno ci aspetteremmo: la quintessenza della continentalità, un frammento di basamento cristallino senza ombra di sali marini né di minerali oceanici. La sua composizione è granitica, cioè ricca in quarzo, mica e feldspati, e si presenta in versione “alta temperatura / bassa pressione” tipica di un ambiente surriscaldato non troppo profondo. La roccia è chiara, pulita, lisciata dall’abrasione glaciale in bei dossi montonati. Più in alto sviluppa, esposta alle intemperie, una patina ocracea o rossastra cui il monte deve il nome. 

Foto 4 - Le litologie oceaniche attorno al lago della Tormotta. Sullo sfondo il Monte Rosa.

Risalendo il vallone, sul lato alla nostra destra sfilano le litologie che ritroveremo sul sentiero un volta superato il colletto, e precisamente:

a)      scisti neri o grigio plumbei, che si sfaldano in placchette, con intercalazioni più chiare arenaceo-quarzose, in cui sembrano avvolti o imballati gli altri elementi oceanici;

b)      piccoli corpi di serpentiniti massive;

c)      metabasiti ad anfibolo, albite e clorite (prasiniti), che nelle linee delle sezioni affioranti ricordano a volte gli originari cuscini di lava, per lo più fortemente deformati;

d)      calcescisti e rocce carbonatiche.

Foto 5 - Dal lago della Tormotta la successione oceanica sale fino allo spartiacque.

Al colletto si osserverà in dettaglio il contatto delle chiare granuliti della Pointe Rousse con i neri scisti mesozoici, quindi fra grandi depositi morenici appariranno anche i corpi magmatici oceanici. Tutte queste litologie e le loro numerose varianti (in particolare bande carbonatiche ben visibili per il colore più chiaro) sono esposte intorno al pittoresco lago della Tormotta (2478 m) e su lungo il versante che porta allo spartiacque con la Francia. I loro rapporti reciproci (genetici, stratigrafici, tettonici) e le varie età di formazione sono ancora in buona parte da determinare.

Foto 6 - Fantasmi di pillow, antichi cuscini di lava eruttati sul fondo oceanico.

La morfologia del vallone del Breuil è assolutamente speciale. Un solco profondo si addentra all’interno delle Brecce di Tarantasia permettendo di verificare che queste, anche tramite una spettacolare piega coricata sotto la Tormotta, formano il supporto della successione oceanica del Versoyen. Ma il solco si arresta bruscamente contro l’enorme balconata che corre alla destra idrografica e alla testata del vallone, come se le rocce oceaniche sovrastanti, più tenaci, proteggessero il resto del vallone dall’erosione del torrente.

Foto 7 - Nell’allegra miscellanea del detrito, fra scisti neri, quarziti e prasiniti fiorisce la Saxifraga biflora.

Il nostro percorso si svolge sulla vasta ed aerea balconata della destra idrografica, fra il piede della cresta spartiacque con la Savoia ed il bordo sul vallone. Qui si allungano e vengono a morire le morene dei miseri resti glaciali ancora attivi, e l’intensa deglaciazione porta acqua, fanghi e detriti ad accumularsi sulla gran spianata sospesa, prima di precipitare nel solco del vallone. Grandi e piccoli laghi si formano e si prosciugano, dopo essersi fittamente impennacchiati di bianchi eriofori. L’ambiente è in rapida evoluzione e il paesaggio cambia parecchio da una stagione all’altra. Affrettarsi a vedere lo spettacolo, prima che la montagna si prosciughi in deserte distese detritiche.

Foto 8 - Grandi strisciate di detriti, morene in fase di demolizione, laghetti più o meno effimeri si formano sulle cangianti litologie del Versoyen.

 

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